Il difensore: “Il mio contratto col Torino è stato risolto perché il club ha scelto di incassare i soldi dell’assicurazione, era un loro diritto”
Intervistato da De Telegraph, Perr Schuurs ha parlato per la prima volta dopo la rescissione del contratto con il Torino. L’infortunio, i problemi riscontrati dopo la prima operazione, le stampelle utilizzate per quattro mesi e non per quattro settimane, e tutto quello che ne è scaturito. Spazio anche per un paio di retroscena legati alla sua rescissione e al mancato passaggio in nerazzurro.
Schuurs: la prima operazione
“Il recupero dall’infortunio sembrava molto semplice: mi aspettavano nove mesi di riabilitazione. Dopo l’operazione a Bologna sembrava che fosse andato tutto bene, ma dopo una settimana ho avuto una reazione nella parte esterna del ginocchio. Morivo dal dolore. Invece di 4 settimane, ho camminato con le stampelle per 4 mesi. A quel punto sono scattati tutti i campanelli d’allarme. Rimaneva del liquido nella parte esterna dell’osso. Ho visto i migliori ortopedici di Inghilterra, Francia, Italia e Olanda. Ma la causa dei disturbi non è stata trovata. Il legamento crociato era stato sostituito e tutte le altre parti del ginocchio erano a posto. Tutti gli esperti dicevano all’unisono la stessa cosa: che l’operazione era stata eseguita bene. Mi hanno fatto risonanze magnetiche, TAC, scansioni 3D… Potevano semplicemente guardare dentro il mio ginocchio. Pensavo: ora devono trovarlo. Ma nemmeno allora sono riusciti a scoprire la causa.
Il secondo intervento
“Mi hanno fatto un 2° intervento in artroscopia in cui hanno aggiunto un piccolo legamento, per garantire ancora più solidità e stabilità. Prima avevo chiesto se potessero controllare se ci fossero danni alla cartilagine. Ne avevo paura, perché la tua carriera può finire in un colpo solo. Fortunatamente non era così. Ma il dolore continuava. Ero passato dall’apice della mia carriera e dalla fase più bella della mia vita privata nel baratro più profondo, di cui non sapevo nemmeno l’esistenza. Il calcio è la mia vita; quando ti infortuni e finisci in una situazione senza via d’uscita, vieni lapidato mentalmente. Se oggi mi dicessero che non posso più giocare a calcio, riuscirei ad accettarlo più facilmente. Anche per questo si lavora con uno psicologo. Non si tratta solo delle cose che vorresti sentire, ma anche della realtà”.
La depressione
“Avevo crisi di pianto e rabbia smisurata. Una sera, quando davvero non ce la facevo più, ho detto alla mia ragazza: “Dormi bene e spero di non svegliarmi più”. Non ho mai pensato di togliermi la vita, però, ma per due anni non sono stato me stesso. E proprio la fidanzata lo ha aiutato ad uscire da questo terribile momento: “Ha capito che avevo bisogno di un aiuto professionale immediato e ha dato l’allarme. Abbiamo cercato d’urgenza uno psicologo, cosa che non avrei mai pensato di dover fare”.
La risoluzione col Torino
“Il mio contratto col Torino è stato risolto perché il club ha scelto di incassare i soldi dell’assicurazione. Era un loro pieno diritto. A parte il fatto che all’epoca il club ha scelto di non cedermi all’Inter, il Torino si è sempre comportato bene con me. Mi hanno continuato a pagare lo stipendio per due anni, mentre dopo sei mesi avrebbero dovuto pagare solo la metà. Dopo tanto tempo sembra che avessi trovato l’origine del mio dolore: a quanto pare, in sintesi, il problema era che il controllo sul ginocchio non era corretto. Sono ormai settimane che non ho più dolore e mi sento sempre meglio. Ho riunito intorno a me un team di specialisti della riabilitazione e mi sto concentrando sull’obiettivo di essere in perfetta forma a fine giugno. Poi cercherò una squadra. Un nuovo legamento crociato diventa sempre più forte col passare del tempo. Dopo la mia lunghissima riabilitazione, quel legamento è solido come una roccia”.

Peer, sei una bella persona. Ti auguro tanta fortuna dopo questo gran casino.
mah restano molti dubbi su questa vicenda. L’importante e’ che il ragazzo stia bene.
Se riprende a giugno non si capisce perché rescindere dopo aver pagato per due anni l’ingaggio per intero